SUPERBONUS 110%: SCELTA OBBLIGATA!

SUPERBONUS 110%: SCELTA OBBLIGATA!

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Il Superbonus 110% è una scelta obbligata perché è la più impattante sull’economia reale … e sociale!

 

Negli ultimi giorni il dibattito politico si è acceso sul se e per quanto prorogare la detrazione fiscale (Superbonus 110%) prevista dagli artt. 119 e seguenti del D.L. nr. 34/2020 da inserire nel nuovo decreto Sostegni-Bis.

Nella discussione di per sè già tesa, la Ragioneria Generale dello Stato non boccia assolutamente il Superbonus 110%, ma l’estensione dell’opzione di cessione di altri crediti fiscali come quelli previste dal piano transizione 4.0. Ad oggi, l’impatto sul deficit è imprevedibile.

Tuttavia, è di indubbia significatività che la stessa Ragioneria dello Stato (ossia, il Ministero dell’Economia e delle Finanze) stimasse anche quanto devastante sarà l’impatto sui conti pubblici sia della pandemia Covid-19 sull’intero sistema economico italiano, sia della capacità competitiva delle altre economie (anche non comunitarie) che nel frattempo si stanno rigenerando.

Al volgere delle tante riflessioni e posizioni riscontrate sinora e per dissuadere i diffidenti dall’insopportabilità finanziaria del Superbonus 110% & Co., provo a fare le seguenti osservazioni e considerazioni:

LA STORIA INSEGNA CHE SI RIPARTE DALL’EDILIZIA

Da tempo sostengo che ci troviamo nel mezzo della “terza guerra mondiale” con un nemico invisibile (il virus) e, per fortuna, con un numero di morti decisamente più contenuto, ma con pesanti conseguenze economiche e sociali. E se questa deve essere la consapevolezza, allora le scelte di politica economica devono essere altrettanto eccezionali e dirompenti.

Le guerre hanno avuto una durata di almeno un triennio: quella attuale dovrebbe risolversi in meno di due. Ma ciò che accomuna è la depressione economica e sociale. Modalità differenti ma conseguenze simili.

Ora, nel secondo dopoguerra l’edilizia – indispensabile perché c’era da risorgere dalle macerie – permise di costruire oltre 10 milioni di abitazioni (arrivate poi a circa 20 milioni nei primi anni ’90). E ciò, in un contesto di bassi tassi di interessi, una popolazione che ha ripreso a crescere anche con un corposo fenomeno migratorio verso le regioni settentrionali. Aumentarono i redditi, il benessere, l’entusiasmo … e la guerra era oramai un lontano ricordo. Superfluo ricordare come fiducia, lavoro e capacità di spesa siano (stati) fattori propulsivi di crescita del Paese. Perciò, il settore edile fu un’ineludibile necessità di intervento straordinario nell’economia reale.

Oggi, per fortuna come detto, non c’è un patrimonio edilizio da ricostruire, ma c’è un patrimonio che deve rispettare gli obiettivi di ecosostenibilità fissati dall’Unione Europea entro il 2030 (Quadro comunitario per il clima e l’ambiente). Perciò, abbiamo un obiettivo (imposto) ed allora è un gioco da ragazzi replicare una strategia di politica economica di ripresa come fatto nei precedenti dopoguerra. Purtroppo, a quanto pare, queste analogie sfuggono! Ma conforta il fatto che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) scommette sugli interventi di efficientamento energetico del patrimonio edilizio (pubblico e privato) italiano.

 

CORSA ALLA SANATORIA EDILIZA

Si stima che oltre l’80% delle immobili hanno degli abusi che richiedono un allineamento tra realtà e risultanze catastali. Ora, l’art. 49 del DPR nr. 380/2005 stabilisce che “… gli interventi abusivi realizzati in assenza di titolo o in contrasto con lo stesso, ovvero sulla base di un titolo successivamente annullato, non beneficiano delle agevolazioni fiscali previste dalle norme vigenti, né di contributi o altre provvidenze dello Stato o di enti pubblici.”  Tralasciando la suggestiva norma tecnica che preclude un beneficio fiscale, è chiaro che i benefici delle detrazioni fiscali non spettano per le unità immobiliari che presentano sostanziali difformità edilizie. Dunque, siccome il Superbonus 110% è di un’attrazione irresistibile, allora difficilmente ci potrà essere una futura occasione di ravvedimento spontaneo (sanatoria edilizia) per aggiornare la confidenza tra realtà immobiliare e catasto. Senza dimenticare che, comunque, gli abusi edilizi rimarranno senza Superbonus 110% & Co. Perciò, tanto vale ….

Non solo. Le sanatorie non sono mai gratuite, perciò gli enti locali (cioè, i comuni) si troveranno ad incassare sanzioni/oneri di urbanizzazione godendo di entrate che possono salvaguardare le equilibri finanziari di bilancio. Tuttavia, per chi ha intenzione di ristrutturare ed efficientare “a gratis” non preoccupa pagare sanzioni/oneri più salati.

 

RIVALUTAZIONE DELLE RENDITE E IMPOSTE DI TRASCRIZIONE

Oltre, alle tipiche entrate derivanti dalle sanatorie edilizie, potranno aumentare le rendite catastali con effetti positivi sulle entrate derivanti dall’IMU, nonché dalle imposte di registro, catastali ed ipotecarie dovute in occasione della vendita degli immobili ristrutturati.

Perciò, alle casse pubbliche ritornerebbero quelle entrate dal gusto di una saggia “tassa patrimoniale“. E se così non fosse, il tutto si tradurrebbe in un arricchimento (patrimoniale) personale a scapito dell’indebitamento collettivo soprattutto delle nuove generazioni. E ciò è intollerabile!

 

EVASIONE ED IMPONIBILE FISCALE

E’ ormai noto che l’evasione fiscale è ad un livello insopportabile che, se sommata all’omissione fiscale (cioè imposte per redditi comunque dichiarati), si giunge ad un totale monstre tanto da coprire quasi l’intero debito pubblico.

In una ricerca di qualche giorno fa della Luiss Business School e Openeconomics, rilanciata dal Dipartimento di politica economica di Palazzo Chigi, sintetizza che l’impatto del Superbonus 110% sarà positiva sul bilancio dello Stato per 811 milioni di euro. E ciò solo per quanto riguarda il previsto gettito Iva e Ires tralasciando, perciò, gli effetti da Irpef, Irap ed ammortizzatori sociali.

Se poi consideriamo che i redditi percepiti dalle nuove migliaia di occupati – non solo nel comparto edile ma anche in quello dell’indotto e dei consumi alimentati dal generalizzato clima di fiducia – è ineludibile un prepotente effetto dominio sulla materia imponibile fiscale. Per immaginarne l’impatto basterebbe rileggere la teoria del moltiplicatore dei redditi dell’italiano Franco Modigliani (premio Nobel nel 1985).

E se ciò non bastasse, dobbiamo anche considerare il risparmio derivante dalla mancata cassa integrazione e sussidi equivalenti, nonché della ripresa del flusso contributivo di tutti i lavoratori in attività. E’, dunque, facile immaginare un effetto preponderante anche nella gestione delle casse dell’NPS!

E per tralasciare nulla, proviamo anche ad immaginare l’impatto degli interventi di ristrutturazione/ammodernamento ed efficientamento energetico anche delle strutture ricettive sui flussi turistici. In un Paese ad elevata attrazione turistica, come l’Italia, la combinazione dell’edilizia e del rigenerato format turistico legittimerebbero uno status di settore migliore rispetto a quello pre-pandemico.

Una doverosa riflessione merita il co. 3 dell’art. 121 D.L. nr. 34/2020 il quale prevede che, in tema di crediti da detrazioni fiscali Superbonus 110%, non si applicano i limiti alla compensazione dei crediti fiscali in presenza di debiti fiscali superiori a 1.500 euro (art. 31 D.L. nr. 78/2010 e art. 34 Legge nr. 388/2000, art. 1 co. 53 Legge nr. 244/2007). In buona sostanza, anche si può usufruire della detrazione fiscale del 110% anche in presenza di debiti tributari. Finendo così col premiare, ristrutturando casa “a gratis”, anche coloro che hanno un debito con il fisco e potrebbero anche non avere nulla da perdere in un’azione di riscossione coatta perché trattasi di “prima casa“. Perché questa norma iniqua? Non sarebbe stato meglio obbligare costoro ad utilizzare parte della detrazione spettante a saldare il proprio debito fiscale?

LA ZAVORRA DELLA BUROCRAZIA

Finora, abbiamo dedicato (o perso?) troppo tempo a leggere chiarimenti e posizioni dei vari enti (Agenzia delle Entrate, Enea, Ministeri, Associazioni di categoria e professionali, seminari, esperti, piattaforme bancarie, manuali e riviste, …), nonché confronti anche il mondo bancario. Il sottile concetto comune è che un muscoloso avvio, a conti fatti, spaventa circa l’imprevedibile impatto sulla finanza pubblica. Ma i ministeri non sono ancora nelle condizioni di stimare il probabile impatto finanziario della misura Superbonus 110%? Le responsabilità e le polizze assicurative dei professionisti non possono confortate circa la massima attenzione e correttezza rispetto ad uno strumento così complesso? Ma qualcuno ha stimato l’impatto sull’economia reale del “NO Superbonus 110%“?.

E così, ad oggi, si calcola che siano partiti meno di 12.000 cantieri con Superbonus 110%: poco più di un cantiere per ogni comune a fronte dei circa 7 milioni di immobili potenzialmente beneficiari della misura agevolativa.

Personalmente ho maturato la convinzione che tutto il “circuito” del Superbonus 110% è complesso e con costose responsabilità non solo in termini di sanzioni per gli errori commessi dai professionisti (tecnici e commercialisti) ma, e soprattutto, per i clienti-committenti che si potrebbero vedere revocata la cospicua detrazione fiscale fruita con l’obbligo del rimborso.

Perciò, sono imprescindibili competenza e sinergia tra le varie figure professionali.  

Tuttavia, c’è anche da rilevare l’incapacità degli uffici tecnici comunali di evadere le richieste di accesso ai fascicoli cartacei oltre all’evasione alle istanze in sanatoria: si parla anche di qualche mese di attesa. Perciò, un serio ostacolo al successo del Superbonus 110% è, appunto, inadeguatezza dell’organigramma della funzione tecnica dei comuni che ha bisogno, dunque, di assunzioni in deroga ai vincoli di bilancio.

Perciò, la sommatoria degli effetti della pletora di chiarimenti, la complessità della procedura e l’inadeguatezza della dotazione organica dei comuni ha, di fatto, seriamente ostacolato il significativo avvio del “sistema” Superbonus 110%.

 

CONCLUSIONI

Per concludere, è innegabile quanto oggi sia indispensabile una strategia di sviluppo economico e sociale che punti sugli obiettivi di recupero ed efficientamento del patrimonio edilizio e sia da stimolo alla fiducia ed ai consumi. A tal fine, lo strumento del Superbonus 110% e della cessione della detrazione fiscale (nella forma della cessione del credito ovvero dello sconto in fattura) è strategico sia per l’economia reale (quella che conta veramente), sia per le casse pubbliche, sia per il benessere sociale in una pseudo “terza guerra mondiale”.

Le regole ed i vincoli di finanza pubblica non possono ostacolare una misura che, nella straordinarietà dell’attuale contesto economico, deve prevalere. Tra l’altro, nessuno ha sinora osato stimare il costo pubblico dell’abbandono del Superbonus 110%.

Oltretutto, oggi devono prevalere gli assiomi di politica economica e non già la politica degli assiomi partitici.

Di certo è che bisogna stimare anche gli effetti positivi della tassazione (diretta ed indiretta) sui redditi (da lavoro e d’impresa) e sul patrimonio immobiliare (Imu, imposte di trasferimento, oneri di sanatoria, ecc.), nonché dei risparmi per sussidi collettivi ai disoccupati ed alle imprese collassate che costituiscono un rischio anche per il sistema bancario e finanziario.

La misura impedirebbe ogni tentativo di evasione fiscale facendo emergere ingenti imponibili fiscali e previdenziali. Rimane incomprensibile l’esclusione dal divieto di compensazione di cui all’art. 31 D.L. nr. 78/2010 che appare un’irritante forma di ingiustizia: sarebbe stato molto meglio ammettere i debitori fiscali al beneficio del Superbonus110% ma con il vincolo di utilizzare la detrazione a compensazione dei propri debiti fiscali. Così, rientrerebbe qualche miliardo di euro dell’abnorme stock di crediti dell’Agenzia della Riscossione senza perciò destinarli a forme – altrettanto inique – di stralcio, di rottamazione o di cancellazione.

Perciò, il Superbonus 110%, al di la della “esagerata” misura della detrazione fiscale, potrebbe avere addirittura un impatto positivo sul bilancio dello Sato. E qualcuno dovrebbe dimostrare il contrario.

Perciò, saggezza vuole che sia agevolato il funzionamento del “sistema” Superbonus 110% e sia consentita la proroga almeno nella legge di bilancio 2023 e senza riduzioni perché, al netto di questa lunga attesa per i preparativi, ad oggi sono pochissimi i cantieri avviati. E’ evidente, perciò che gli effetti sul sistema economico reale appaiono oggi insignificanti!

La gestione del “sistema” Superbonus 110% rimane complessa  considerata la complessità delle norme urbanistiche, fiscali e bancarie (e non può essere diversamente!). Perciò, mi sono convinto (e realizzato) quanto sia importante che ci sia una forte sinergia (e specifica competenza) tra tecnici e commercialisti nel comune intento di salvaguardare il cliente-committente che corre il rischio di vedersi disconoscere l’intero beneficio fiscale (e parliamo di diverse decine di migliaia di euro oltre sanzioni ed interessi!). E questo è orami oggetto delle mie frequenti discussione con clienti, geometri, architetti, ingegneri, termotecnici, imprese edili, bancari, ecc.

 

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One Response

  1. buongiorno ho letto il vostro articolo ma vorrei un chiarimento.
    Stò per iniziare i lavori con il superbonus 110 ed ora il commercialista della ditta deve comunicare lo sconto in fattura all’agenzia delle entrate però mi ha detto che potrebbe essere rifiutato se avessi cartelle esattoriali insolute.
    Avendo io delle cartelle che non sono rientrate nella pace fiscale per un totale di circa 5000 euro posso avere dei problemi?
    Io avevo capito che i debiti fiscali non c’entravano con il superbonus 110.
    Altrimenti può bastare che chieda la rateizzazione delle cartelle?
    Grazie

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