Gestione della crisi nell'ottica del risanamento aziendale

Gestione della crisi nell'ottica del risanamento aziendale

Turnaround per il risanamento aziendale

Lo stato d’insolvenza deriva dall’insufficienza dei flussi di cassa per ripagare i debiti. La consistenza di tali flussi di cassa è direttamente collegata alla struttura operativa dell’azienda che, essendo dissestata, non è più in grado di garantire le coperture delle passività con il valore delle attività.

Per il piano di risanamento non bastano piccole correzioni, ma è necessario implementare una strategia di turnaround, tramite opportune valutazioni strategiche economiche sulla fattibilità del processo al fine di formulare una vera e propria strategia volta al ripristino della gestione operativa dell’azienda.

Deve essere messa in discussione, senza pregiudizi alcuno, tutta la condotta aziendale ed i suoi supposti organizzativi ed operativi, devono essere ridefinite le aree di vantaggio competitivo ed in funzione di queste occorre riparametrare l’area di operatività aziendale, identificando le parti oggetto di eventuale dismissione ed i settori d’investimento.

 

 FASI DEL TURNAROUND

Il processo di turnaround può essere suddiviso in 10 fasi:

  1. Fermare l’emorragia: la prima azione del turnaround  consiste nell’individuare il prodotto o la linea di prodotti, oppure il progetto che assorbe cash flow, al fine d’individuare gli interventi da attuare per riportare i flussi di cassa in positivo.
  2. Cash management: il controllo del cash flow è un corollario della politica che mira a frenare l’emorragia. Il responsabile del turnaround dovrà attuare una politica di  monitoraggio dei costi con un sistema di autorizzazioni per quei costi che eccedono l’ammontare previsto.
  3. Accumulare dati: il turnaround matura in una situazione eccezionale e raramente sono già disponibili i dati necessari per conoscere il problema da affrontare. Raccogliere informazioni ed ascoltare il personale è un primo modo per trasmettere che il loro contributo è importante.
  4. Stabilire chi guida: molti pensano che occorra cambiare i vertici e dare una nuova leadership, affermando che chi ha sopportato il peso del declino difficilmente ha la forza di risollevare le sorti dell’impresa.
  5. Valutare le capacità operative: l’analisi della capacità operativa è un passaggio del turnaround soprattutto nelle imprese di trasformazione. L’obiettivo è non solo contenere i costi, ma anche rilanciare i ricavi con nuovi prodotti. Il marketing deve individuare con quali prodotti, con quale segmentazione e con quale posizionamento è possibile aumentare i volumi il più rapidamente possibile.
  6. Avere un piano: avviare un turnaround significa fissare nuovi obiettivi, fare nuove scelte strategiche e tracciare percorsi di gestione. Occorre dunque un piano chiaro, concreto e condiviso.
  7. Fissare obiettivi realistici: chi è alla guida deve fissare obiettivi di breve termine che siano realistici e raggiungibili, così da rendere credibile il piano di turnaround.
  8. Stimolare la creazione di nuove idee: il patrimonio intangibile di maggior valore nelle imprese di successo è il patrimonio umano dotato di conoscenza ed esperienza, che alimenta il patrimonio organizzativo ed il patrimonio relazionale.
  9. Generare liquidità: disporre rapidamente di liquidità è un fattore vitale nel processo di turnaround, per finanziare lo sviluppo di nuove idea, per dare la flessibilità necessaria nel rispondere a nuove tendenze del mercato e sfruttare le nuove opportunità.
  10. Mostrare progressi misurabili: per dare credibilità al piano di turnaround occorre anche dimostrare che il peggio è passato. L’azienda deve comunicare i progressi realizzati; è importante fissare in anticipo quali criteri saranno adottati per misurare i risultati in maniera oggettiva.

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