Piano industriale: quali interventi per il risanamento

Piano industriale: quali interventi per il risanamento

Il piano industriale è ispirato dall’obiettivo di ridare competitività alla gestione caratteristica dell’impresa

Dal piano industriale deve emergere il posizionamento strategico verso cui l’impresa si muove e questo significa ridefinire le aree d’affari su cui si focalizza con le relative combinazioni di prodotti, mercati e tecnologie.

I provvedimenti tendono generalmente al ridimensionamento dell’attività con l’obiettivo di riattivare i flussi di cassa in quanto è la necessita primaria. Una valida soluzione è rappresentata dall’affitto di rami d’azienda o di intere aziende: è attivabile in tempi relativamente brevi e permette di salvaguardare la continuità aziendale.

Inoltre costituisce quasi sempre il primo passo verso la cessione del ramo o dell’azienda affittata, in quanto è solitamente accompagnato da accordi volti a regolare il successivo passaggio di proprietà.

 

TIPOLOGIE DI INTERVENTI DI “ASSET RESTRUCTURING” 

Le tecniche per attuare in concreto le operazioni di asset restructuring delle unità aziendali sono essenzialmente tre:

  • cessione,
  • liquidazione
  • fusione.

Rispetto alle altre alternative, la cessione è solitamente l’operazione di più immediata attivazione, ammesso che le attività da dismettere siano autonome unità giuridiche.

 

Dimissione di singole componenti patrimoniali

La dismissione di singole componenti patrimoniali può riguardare le seguenti classi di attività:

  • cespiti non strumentali
  • immobili
  • valori mobiliari

Il principio di guida alla creazione di valore attraverso processi di cessione è quello di attuare la vendita solo se il prezzo pagato dal compratore per l’ottenimento dell’attività è superiore al valore attuale dei flussi che l’impresa può ottenere mantenendo al proprio interno il cespite oggetto di cessione.

Il portafoglio di valori mobiliari è costituito generalmente da titoli emessi dallo Stato o obbligazioni private, la cessione di tali valori mobiliari può essere effettuata con celerità, a patto che i titoli a disposizione dell’azienda abbiano vasto mercato in modo tale che il valore di liquidazione può essere facilmente determinato.

I cespiti, inclusi gli immobili, non strumentali all’attività aziendale caratteristica sono cedibili senza che l’azienda subisca negative ripercussioni. La dismissione dei cespiti è un’operazione molto ricorrente nei piani di risanamento, ma più complessa.

Spesso queste operazioni di dismissione risultano in contrasto con la dimensione dell’economicità delle scelte finanziarie, dunque con il mantenimento del valore.

 

Dismissione di aree strategiche d’affari

Per determinate le aree strategiche d’affari da dismettere è prima necessario che il management, con il supporto dell’advisor individui il perimetro in cui dovrà esplicitarsi l’operatività dell’azienda, definendo così le attività reputate strategicamente non rilevanti o a basso profilo redditizio.

Una volta che vengono individuati i beni e le aree d’affari da dismettere, il primo problema che sorge è quello della ricerca di un potenziale acquirente effettivamente interessato a rilevare in tempi brevi.

Una volta che l’azienda è stata scorporata di uno o più rami aziendali, bisogna verificare se possiede ancora sufficienti potenzialità per affrontare il processo di risanamento.

 

Azioni sulla gestione 

Se la crisi in cui versa l’azienda si trova in una fase meno drammatica, l’intervento di risanamento può concentrarsi (oltre che sulla ristrutturazione finanziaria che è sempre necessaria) sul recupero di efficienza gestionale ossia sulla cosiddetta ristrutturazione economica.

L’obiettivo che s’intende perseguire attraverso la ristruttura economica è il recupero dell’economicità della gestione grazie ad una serie di interventi finalizzati a raggiungere più elevati livelli di efficienza durante il compimento delle normali operazioni gestionali.

Talvolta la ristrutturazione operativa costituisce la premessa indispensabile per procedere a future operazioni di dismissione. E’ evidente, infatti, che l’interesse del mercato è normalmente maggiore nei confronti di una società che pur in via di risanamento è comunque già avviata verso il raggiungimento dell’equilibrio economico nel breve-medio termine, piuttosto che nei confronti di unità inefficienti e con prospettive di ritorno alla redditività alquanto lontane nel tempo.

Gli interventi di riduzione operativa possono svilupparsi secondo due direttrici:

  • Intervento di razionalizzazione: tale intervento mira all’individuazione di un potenziale miglioramento reddituale per raggiungere un equilibrio economico attraverso un miglior utilizzo delle risorse produttive, commerciali e  finanziarie dell’azienda nell’ambito della formula imprenditoriale esistente. Il miglior utilizzo delle risorse consiste nella riduzione dei costi, attuabile grazie ad una razionalizzazione dei processi aziendali volta ad individuare le inefficienze. Il recupero dell’efficienza gestionale può riguardare interventi di diverso tipo, tutti accomunati dall’obiettivo di eliminare gli sprechi e le inefficienze.                                                                                                                                                                       
  • Intervento di riorientamento strategico: la rideterminazione dell’assetto strategico può essere sufficiente per riportare in utile il conto economico, ma non garantisce affatto un riequilibrio duraturo. Il riordinamento strategico deve essere volto al recupero della redditività e dell’efficienza nel lungo periodo; di conseguenza deve precedere una decisa ripresa degli investimenti.

 

RITORNO AL VALORE

Un aspetto importante dei piani di risanamento che spesso viene trascurato è quello dalla valutazione del piano stesso al fine di determinare l’enterprise value dell’azienda. La valutazione deve essere fondata su uno schema logico, realistico, chiaro, condivisibile e dimostrabile.

Come in tutte le valutazioni, la scelta della metodologia più appropriata dipende dalla specificità della situazione aziendale oggetto di valutazione e dalle caratteristiche del procedimento di stima.

Il metodo valutativo appropriato è quello finanziario, che consente di esprimere il valore dell’azienda sulla base dei flussi di cassa che il piano è previsto generare. L’azienda per tornare a creare valore deve interrompere il circolo vizioso della crisi aziendale attraverso l’eliminazione delle condizioni di anomalia che l’hanno sviluppata.

Cosa ne pensi?

Lascia il tuo Voto

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle6 Stelle7 Stelle8 Stelle9 Stelle10 Stelle
(1 voti - media: 10,00 su 10)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *