Pagamenti tracciabili: qual'è il significato e in cosa consistono?

Pagamenti tracciabili: qual'è il significato e in cosa consistono?

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In cosa consistono i pagamenti tracciabili?

La lotta all’evasione fiscale passa attraverso i pagamenti tracciabili. Significa che non è possibile corrispondere con dei soldi in contanti al di sopra di una certa soglia l’acquisto di merce o la prestazione di un servizio. Bisogna, quindi, lasciare traccia di quel pagamento in modo tale che il Fisco ne venga a conoscenza e che chi riceve del denaro in cambio di una vendita o di una prestazione ci paghi le tasse.

Parlare di pagamenti tracciabili significa parlare di quei movimenti di denaro che non possono restare nascosti al Fisco. Ti presti dei soldi, il Fisco lo sa. Ti pago lo stipendio, il Fisco lo sa. Pago l’elettricista che mi ha sistemato l’impianto di illuminazione, il Fisco lo sa, ecc.. Il tutto per evitare che sulle somme di una certa consistenza qualcuno «si dimentichi» (volutamente, è ovvio) di pagare le tasse. Il Fisco vuol sapere anche questo.

Come accennato in precedenza, i pagamenti tracciabili servono alla lotta all’evasione fiscale ma anche ad evitare la circolazione di soldi di provenienza illecita. Gli obiettivi del divieto dell’uso di contanti al di sopra di una certa soglia si possono, quindi, riassumere in questo modo:

  • tenere d’occhio il riciclaggio di denaro sporco da parte della criminalità organizzata
  • garantire la trasparenza dei movimenti di soldi tenuti nascosti al Fisco in modo da conoscere la reale disponibilità reddituale dei contribuenti
  • ridurre la criminalità dedita ai furti riducendo la circolazione di contanti
  • assicurare maggiori tutele e comodità ai consumatori

Entro certi limiti, è possibile evitare i pagamenti tracciabili ed utilizzare i contanti. Dal 1° gennaio 2016, e grazie alla Legge di Stabilità di quell’anno, è possibile fare dei pagamenti senza obbligo di tracciabilità fino a 2.999,99 euro e non più fino a 999,99 euro, come succedeva fino al 31 dicembre 2015.

La legge, inoltre, stabilisce:

  • che non è possibile trasferire a qualsiasi titolo denaro contante o libretti di deposito bancari o postali o titoli al portatore tra soggetti diversi se il valore dell’operazione è pari o superiore a 3.000 euro, a meno che non se ne lasci traccia grazie all’intervento di istituti di credito, Poste o società di moneta elettronica o di pagamento
  • è possibile negoziare a pronti di mezzi di pagamento in valuta nell’attività di cambiavalute fino a 3.000 euro (non più fino a 2.500 euro, come in passato)
  • non è possibile utilizzare i money transfer per rimessa di denaro o per emettere degli assegni senza l’indicazione del beneficiario e senza la clausola di non trasferibilità per un importo pari o superiore ai 1.000 euro

Naturalmente, per effettuare dei pagamenti tracciabili bisogna utilizzare gli strumenti adatti:

  • moneta elettronica
  • bonifici bancari o postali
  • assegni
  • ma anche dei metodi oggi molto più diffusi con lo sviluppo della tecnologia mobile, come i pagamenti tramite app direttamente con il cellulare.

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