Una perizia di stima del marchio è una valutazione tecnica che attribuisce al marchio un valore economico (o un range) sulla base di metodi riconosciuti e assunzioni esplicite. Non è una poesia creativa: è un documento che, se fatto bene, regge domande scomode di banche, soci, revisori e – soprattutto – del Fisco.
Due paletti da mettere subito:
2.1 Licensing e royalties: “quanto vale l’uso del marchio?”
Se il marchio viene concesso in licenza, la perizia aiuta a stabilire:
Sul piano legale, la licenza è espressamente prevista: il marchio può essere oggetto di licenza (anche non esclusiva) e il titolare può reagire se il licenziatario viola limiti su uso, qualità, territorio ecc.
Sul piano fiscale, il punto non è “posso pagare royalties?” (sì), ma posso dedurle integralmente e senza rischi? Qui la perizia è spesso la differenza tra “costo difendibile” e “costo in odore di ripartizione di utili”. La giurisprudenza e la prassi valorizzano moltissimo documentazione e riscontri (studi, relazioni, stime, corrispondenza, ecc.) per sostenere l’effettività e la logica economica del costo.
Valore aggiunto: la perizia rende più credibile che la royalty non sia “a sentimento” ma agganciata a parametri di mercato e a un modello economico.
2.2 Cessione del marchio (o ingresso di investitori): il prezzo deve stare in piedi
In una cessione, la perizia:
Attenzione: più la perizia “spinge” il valore, più devi essere pronto a spiegare perché quel marchio genera extra-margini o volumi incrementali. Se non c’è evidenza (margini, premium price, retention, notorietà), il valore alto è un cartello luminoso: “venite a controllare”.
2.3 Conferimento del marchio in società: utilità civilistica e (talvolta) fiscale
Quando il marchio viene conferito, la perizia è spesso parte integrante della logica dell’operazione (soprattutto per tutela di soci e capitale). Qui la valutazione incide su:
Rischio tipico: confondere “perizia di valore” con “libertà di iscrizione contabile”. Se poi quel valore finisce in bilancio senza basi coerenti con i principi contabili applicati, si apre un altro fronte (vedi sotto OIC).
2.4 Bilancio: iscrizione, ammortamento e impairment (OIC/IFRS)
Sotto principi contabili italiani, il tema è: come un marchio entra in bilancio e a quale valore.
Il principio Organismo Italiano di Contabilità (OIC 24) disciplina criteri di rilevazione e valutazione delle immobilizzazioni immateriali: in sintesi, l’iscrizione segue regole di costo d’acquisto o produzione, con limiti e informative in nota integrativa. Una perizia può essere un supporto informativo, ma non è automaticamente una “scorciatoia” per rivalutare.
Utilità concreta: se l’operazione è strutturata correttamente (acquisto, conferimento, aggregazione, ecc.), la perizia aiuta a:
2.5 Rapporti infragruppo e “valore normale”: la perizia come prova di serietà
Se la royalty o la cessione avviene tra soggetti correlati, la perizia è un tassello di compliance: ti aiuta a dimostrare che condizioni e prezzi non sono “aggiustati” per spostare imponibile.
In ambito internazionale, il riferimento operativo sono le linee guida OCSE sugli intangibili (capitolo dedicato) e, in Italia, le linee guida recepite/coordinate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (DM 14 maggio 2018) in tema di prezzi di trasferimento.
Una perizia seria di marchio di solito usa più di un approccio (o almeno un metodo principale + controlli di ragionevolezza).
3.1 Metodo reddituale – “Relief from royalty” (il più usato per licensing)
Idea: quanto risparmierei se dovessi pagare una royalty a terzi per usare quel marchio?
Passi chiave:
Punto fragile tipico: royalty rate “preso da internet” senza comparabili veri o senza aggiustamenti.
3.2 Metodo di mercato (comparabili)
Funziona bene se esistono transazioni comparabili (non sempre, specie per PMI).
Rischio: i comparabili spesso sono pochi, opachi e non perfettamente confrontabili (settore, geografia, forza del brand, canali, ecc.).
3.3 Metodo dei costi (quanto è costato crearlo)
È il meno “amato” per i marchi forti: un marchio può valere molto più dei costi sostenuti.
Utilità: come floor value o per marchi giovani/deboli.
Rischio: scambiare “costo storico” per “valore economico”.
4.1 Rischio fiscale: indeducibilità (parziale o totale) delle royalties
Quando il Fisco vede royalties “generose” senza sostanza, contestazioni tipiche:
Traduzione brutale: la perizia fatta male non solo non ti protegge, ma può diventare la prova che il valore è stato “costruito”.
4.2 Rischio contabile: iscrizioni “creative” e future svalutazioni
Se il marchio entra in bilancio a valori non coerenti con criteri applicabili, rischi:
OIC 24 mette paletti su rilevazione e valutazione delle immobilizzazioni immateriali: la perizia va usata con disciplina, non come leva per gonfiare l’attivo.
4.3 Rischio legale/industriale: titolarità, uso effettivo e opponibilità
Un valore alto presuppone un diritto “solido”. E qui ci sono mine:
4.4 Rischio “perizia di comodo”: responsabilità professionale e gestionale
Una perizia con assunzioni indifendibili espone:
La perizia è obbligatoria per concedere il marchio in licenza?
No. Ma diventa altamente opportuna quando la licenza è infragruppo o economicamente rilevante, perché serve a sostenere la congruità del canone e la logica economica.
La perizia mi consente di iscrivere in bilancio il marchio al “fair value”?
Attenzione: sotto OIC, l’iscrizione segue regole di costo e specifiche fattispecie. La perizia è supporto, non una bacchetta magica per rivalutare.
Se la royalty è alta ma ho la perizia, sono tranquillo?
Non automaticamente: servono contratto, utilità economica, coerenza con margini e documentazione. In caso di antieconomicità, la prova sostanziale conta moltissimo.
Conviene trascrivere la licenza/cessione?
Non sempre è obbligatorio, ma la trascrizione aiuta per opponibilità e conflitti tra aventi causa.
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