Segnali di crisi aziendale: cosa prevede il Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza
In questo articolo parliamo dei segnali di crisi aziendale e degli strumenti oggi disponibili per scongiurare la cessazione dell'impresa in difficoltà, alla luce del quadro normativo vigente.
Il percorso di riforma delle procedure concorsuali italiane, avviato con la legge delega 155/2017, si è concluso con l'entrata in vigore del Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza (D.Lgs. 14/2019), pienamente operativo dal 15 luglio 2022, come successivamente modificato dal D.Lgs. 83/2022 in recepimento della Direttiva europea Insolvency (2019/1023).
Le principali novità della riforma
- L'eliminazione del termine fallimento, sostituito da «liquidazione giudiziale», al fine di evitare il discredito sociale e personale che storicamente si accompagna alla parola «fallito».
- La sostituzione del vecchio «sistema di allerta» con la Composizione Negoziata della Crisi (introdotta dal D.L. 118/2021, conv. in L. 147/2021 e ora integrata nel Codice), uno strumento volontario e riservato che consente all'imprenditore di affrontare la crisi con il supporto di un esperto indipendente nominato dalla Camera di Commercio.
- L'introduzione dell'obbligo, per gli imprenditori collettivi, di dotarsi di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili idonei alla rilevazione tempestiva della crisi (art. 2086 c.c.).
Gli indicatori e gli strumenti di allerta
Il Codice della Crisi ha delegato il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (CNDCEC) a elaborare gli indici di allerta. Gli indicatori approvati e oggi di riferimento includono:
- La sostenibilità degli oneri dell'indebitamento con i flussi di cassa che l'impresa è in grado di generare (stimabili tramite il MOL – Margine Operativo Lordo, o addizionando al reddito netto ammortamenti e accantonamenti).
- L'adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi, ovvero il rapporto di indebitamento (Debt/Equity ratio).
- L'indice di sostenibilità degli oneri finanziari (rapporto oneri finanziari/ricavi), l'indice di adeguatezza patrimoniale, l'indice di ritorno liquido dell'attivo e altri specifici per settore, come elaborati dal CNDCEC.
Un approccio positivo e preventivo
La riforma mantiene il suo carattere fondamentalmente positivo: l'obiettivo non è punire l'imprenditore in difficoltà, ma offrirgli uno strumento di supporto per affrontare la crisi in modo tempestivo e strutturato, preservando i posti di lavoro e massimizzando il soddisfacimento dei creditori. La composizione negoziata, in particolare, garantisce riservatezza e flessibilità, rendendola uno strumento concreto e accessibile.
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(di Pasquale Stefanizzi – aggiornato 2026)