Impresa Insolvente: la Banca può Finanziare?

La situazione finanziaria delle imprese è entrata da tempo in condizioni di crescente difficoltà

Si sa, i rapporti tra banche e imprese non sono mai semplici e si complicano ulteriormente proprio nei momenti di crisi aziendale e cioè nel momento in cui l’azienda è maggiormente debole e quindi più bisognosa di finanziamenti.

Ebbene, in caso di impresa insolvente, la banca può continuare a finanziarla?

In presenza di elementi che possano far sospettare una situazione di crisi dell’impresa, la banca deve continuare ad erogarle credito o deve revocare i finanziamenti?

Di tanto parleremo nel presente articolo.

Tuttavia, prima di comprendere se la banca possa o meno continuare a finanziare un’impresa insolvente,cerchiamo di fare il punto della situazione.

 

Impresa insolvente: erogazione o revoca del credito?

In realtà, quando un’impresa comincia a diventare insolvente non è l’unica ad “entrare in crisi“.

In questi casi, infatti, anche la banca viene a trovarsi “tra due fuochi“:

  1. se la banca revoca i finanziamenti corre il rischio di essere accusata dal debitore (l’impresa in crisi) di recesso ingiustificato dal rapporto (la cd. “rottura brutale del credito”) e di dover risarcire i danni che ne siano derivati. Danni che potrebbero essere molto ingenti se dalla revoca del fido derivi – ad esempio – il fallimento dell’impresa.
  2. Se invece, la banca continua a finanziare l’impresa insolvente corre il rischio di un’azione di responsabilità per concessione abusiva di credito.

 

Concessione abusiva del credito: cos’è?

La concessione del credito si dice “abusiva” quando una banca concede, rinnova o proroga un finanziamento ad un’impresa che si trova in uno stato di grave crisi economica, pur essendo a conoscenza di questa situazione, con la conseguenza di ritardare l’emersione dello stato di insolvenza e, quindi, l’apertura della procedura fallimentare a carico dell’azienda.

La banca che continua a concedere finanziamenti ad un’impresa insolvente si espone, dunque, ad una grossa responsabilità.

Difatti, la concessione abusiva di un finanziamento non fa altro che mantenere in vita un’impresa ormai dissestata da un punto di vista patrimoniale, suscitando nel mercato la falsa convinzione che si tratti di un’impresa economicamente ancora valida, così da indurre i creditori a continuare a contrattare con l’azienda e concludere affari con essa.

D’altro canto, però, è illegittima anche la condotta della banca che inibisce la sua funzione di credito all’impresa.

 

La banca, dunque, cosa dovrà fare in questi casi?

Qual è il discrimine tra concessione legittima e concessione abusiva del credito da parte di una banca nei confronti di un’impresa insolvente?

Discrimine tra concessione legittima e abusiva del credito

Il discrimine tra concessione legittima e concessione abusiva del credito è quello della c.d. irrecuperabilità dell’insolvenza.

In altri termini, affinché si configuri da parte della banca una concessione abusiva del credito non è sufficiente che l’Istituto abbia “supportato” un’impresa in crisi.

Occorre, ulteriormente, che l’impresa versi in quella che è stata definita una “situazione disperata“, ossia irreversibile e senza alcun margine di risanamento.

 

Le conseguenze in tali casi non sono poco rilevanti

Ed infatti, dalla concessione abusiva del credito può derivare un pregiudizio:

  • al patrimonio dell’impresa ingiustificatamente finanziata, che vedrà accrescere i suoi debiti nei confronti della banca;
  • nei confronti dei creditori dell’impresa in crisi. La persistenza (anch’essa ingiustificata) dell’impresa sul mercato, infatti, reca inevitabilmente con sé l’ampliamento dell’esposizione debitoria verso una ampia serie di terzi, nei confronti dei quali vengano assunte obbligazioni.

 

Fallimento dell’impresa insolvente: la responsabilità della banca

La banca che abbia concesso il credito in modo abusivo può essere chiamata a rispondere del danno provocato ai creditori dell’impresa che poi fallisce?

Rispondere a questa domanda non è semplice e nemmeno la Cassazione riesce a dare una risposta univoca.

Sul punto infatti si segnalano recentissime pronunce difformi che, da un lato, affermano e, dall’altro, negano la responsabilità della banca, in concorso con quella degli amministratori dell’azienda.

In linea di principio, tuttavia, deve ritenersi responsabile la banca che, con la propria condotta imprudente e con i propri ingiustificati finanziamenti, abbia contribuito a mantenere artificiosamente in vita l’impresa, ritardando l’apertura del fallimento, con evidenti danni nei confronti dei creditori.

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