Indicatori predittivi - crisi d'impresa

Indicatori predittivi - crisi d'impresa

Nelle settimane scorse è apparso un interessante articolo, a firma di Giovanni Negri, sul Sole24Ore in cui si commentavano i primi indicatori predittivi della crisi d'impresa, nel contesto del Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza (D.Lgs. 14/2019), pienamente operativo dal 15 luglio 2022 e successivamente aggiornato dal D.Lgs. 83/2022 e dal D.Lgs. 136/2024.

L'articolo ci ha dato qualche spunto di riflessione che vogliamo condividere qui! A prescindere che gli indicatori debbano essere vagliati dal MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) — già MISE, rinominato nel 2022 — ciò che importa è la natura di essi e soprattutto la semplicità di calcolo da parte delle adeguate organizzazioni amministrative delle imprese!

Questo fatto è assai importante alla luce dell'opportunità concessa dal legislatore di predisporre degli indicatori personalizzati sulla valutazione dell'ipotesi di crisi d'impresa, evidentemente nel rispetto della procedura da adottare per il loro utilizzo. Va inoltre ricordato che il sistema degli strumenti di allerta originariamente previsto dal Codice è stato sostituito, a partire dal D.L. 118/2021 (conv. L. 147/2021), dalla composizione negoziata della crisi, uno strumento volontario che consente all'imprenditore in difficoltà di avviare trattative con i creditori con il supporto di un esperto indipendente.

Prima di avviare l'analisi, vi ricordiamo solo alcune delle precedenti osservazioni sul tema della crisi d'impresa:

  • Crisi d'impresa: indicatori e gli elementi che la caratterizzano
  • Strumenti di allerta: nozioni, effetti e ambito di applicazione
  • Crisi d'impresa: i segnali
  • La Riforma discrimina sull'obbligo assetto!
  • L'accertamento della crisi: l'approccio esterno e interno

Indicatori predittivi - crisi d'impresa

Gli indicatori predittivi individuati dal CNDCEC sulla valutazione ex ante della crisi d'impresa sono riportati di seguito in ordine di importanza:

  • Patrimonio netto NEGATIVO - Una banale osservazione è che se tale indicatore è negativo l'impresa non sta allertando la crisi ma lo è in essa con entrambi i piedi... e non solo con quelli! Non bisognerebbe attendere che le perdite erodino completamente il PN perché si possa parlare di crisi!
  • DSCR - Debt Service Coverage Ratio - Rapporto tra i flussi di cassa a 6 mesi e il rimborso dei debiti a 6 mesi. Le linee guida aggiornate del CNDCEC precisano che un DSCR inferiore a 1 costituisce un segnale di allerta significativo. In questa circostanza le osservazioni sono diverse:
    • Intanto l'impresa deve adottare un costante sistema di calcolo dei flussi di cassa (siamo sicuri che tutte lo abbiano?).
    • Poi bisognerebbe distinguere il calcolo in ragione della natura delle imprese, si pensi a tutte quelle stagionali... Bisognerà ragionare con la logica della formica piuttosto che con quella della cicala (finalmente).
    • Se questo indicatore fosse negativo cosa bisognerebbe fare? Finanziare o patrimonializzare l'impresa o, ancora, renderla competitiva sul mercato oppure valutare l'accesso alla composizione negoziata della crisi.
  • Oneri finanziari/fatturato - Sostenibilità economica dell'indebitamento
  • Debito netto/debiti totali - Adeguatezza patrimoniale
  • Cash flow/Totale attivo - Rientro di liquidità dal capitale investito
  • Attività a breve/Passività a breve - Coerenza fonti/impieghi
  • Indebitamento previdenziale e fiscale/Totale attivo

Non sono state poste riflessioni su quest'ultimi indicatori perché ci si prefigge l'ipotesi di commentarli con attenzione e singolarmente nei prossimi post.

Capacità di stare sul mercato...

Vogliamo lasciarvi facendo però un'osservazione... Nessuno di questi indicatori predittivi della crisi d'impresa si interroga sulla capacità economica di stare sul mercato (a parte forse l'indice di sostenibilità dell'indebitamento che non indaga gli aspetti economici propri dell'impresa).

MA sui libri di testo sulla crisi d'impresa non è forse scritto che la crisi ha SPESSO un'origine economica? Correlata alla scarsa redditività? Ovvero all'incapacità dell'impresa di stare sul mercato?

Non vogliamo scomodare alcun autore di rilevanza epica all'interno degli studi di management nazionale a supporto di questi interrogativi ma probabilmente sfugge che il primo stadio del processo che conduce alla crisi è riconducibile allo squilibrio gestionale, ovvero all'incapacità del sistema di perseguire i propri fini impiegando i mezzi disponibili, accettando il principio per cui l'impresa vive se ha clienti da servire...

Domande frequenti

Il CNDCEC ha individuato sette indicatori principali in ordine di importanza: patrimonio netto negativo, DSCR (Debt Service Coverage Ratio), oneri finanziari su fatturato, debito netto su debiti totali, cash flow su totale attivo, attività a breve su passività a breve e indebitamento previdenziale e fiscale su totale attivo. Questi indicatori servono a valutare ex ante la probabilità di una crisi aziendale e devono essere monitorati costantemente dall'organizzazione amministrativa dell'impresa.
Il DSCR (Debt Service Coverage Ratio) è il rapporto tra i flussi di cassa previsti nei successivi 6 mesi e il rimborso dei debiti nello stesso periodo: un valore inferiore a 1 indica l'incapacità dell'impresa di far fronte ai propri impegni finanziari. La sua corretta applicazione richiede un sistema strutturato di monitoraggio dei flussi di cassa e una valutazione adeguata alla natura dell'impresa, come nel caso delle attività stagionali che necessitano di una pianificazione finanziaria di lungo periodo.
Il patrimonio netto negativo non è solo un segnale di allerta ma indica che l'impresa si trova già in uno stato di crisi conclamata, poiché le perdite accumulate hanno completamente eroso il capitale proprio. Gli esperti sottolineano che non bisognerebbe attendere il totale azzeramento del patrimonio netto per intervenire, poiché una gestione preventiva dovrebbe rilevare i segnali di deterioramento molto prima che si raggiunga questa soglia critica.
Sì, il legislatore ha previsto la possibilità per le imprese di predisporre indicatori personalizzati per la valutazione del rischio di crisi, purché vengano rispettate le procedure stabilite per il loro utilizzo e riconoscimento. Questa flessibilità è particolarmente utile per settori con caratteristiche economiche peculiari, come le imprese stagionali, che potrebbero non essere adeguatamente rappresentate dagli indicatori standard.
Una critica rilevante agli indicatori individuati è che nessuno di essi analizza direttamente la capacità economica dell'impresa di competere sul mercato e generare reddito in modo sostenibile, nonostante la letteratura manageriale indichi che la crisi ha spesso un'origine economica legata alla scarsa redditività. Il primo stadio del processo che conduce alla crisi è solitamente lo squilibrio gestionale, ovvero l'incapacità dell'impresa di perseguire i propri obiettivi con le risorse disponibili, il che si traduce nella perdita di clienti e di quote di mercato.