MARCHIO, ROYALTIES E VANTAGGIO FISCALE

MARCHIO, ROYALTIES E VANTAGGIO FISCALE

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IL LICENCING DEL MARCHIO: ROYALTIES E PIANIFICAZIONE FISCALE

La concessione in licenza di un marchio permette di percepire delle royalty soggette ad una tassazione vantaggiosa per il percettore. Ma per evitare il sospetto elusivo nel caso di licencing da parte di soci e/ amministratori, è opportuno valutare attentamente l’importo delle royalties anche in ragione della maturità di mercato del marchio stesso.

Per differenziare i prodotti e  i servizi dagli altri competitors, l’azienda utilizza un segno distintivo: il marchio aziendale. Quest’ultimo è fondamentale per l’impresa poiché rappresenta un segno indelebile di riconoscimento.

Definito il marchio, vedremo se vi è possibilità di sfruttarlo in un’ottica di pianificazione fiscale. Sentiamo spesso parlare di royalty, ma cosa si definisce con questo termine? Esso viene utilizzato per identificare la remunerazione derivante dallo sfruttamento del marchio.

Il percepimento di royalty da parte di un soggetto/persona fisica può essere uno strumento strategico per la pianificazione fiscale. Infatti, chi registra il marchio presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, è il solo soggetto autorizzato a concedere l’utilizzazione del marchio stesso ad altri soggetti terzi. Questa operazione è resa possibile attraverso la sottoscrizione di un contratto di licenza, che permette appunto di ottenere delle royalties per l’uso del marchio.

CASO 1

In Italia le somme percepite a titolo di royalties sono parzialmente detassate a differenza, per esempio, di un compenso amministratore che è soggetto totalmente a IRPEF e a INPS. Vediamo le differenze di tassazione tra i due redditi aiutandoci con un esempio.

Compenso amministratore (es. co.co.pro):

  • Importo annuo lordo € 18.000
  • Aliquota IRPEF 23% su € 18.000 = € 4.140
  • Aliquota INPS 25,72 % su € 18.000 = €4.629,60
  • Totale da Versare € 4.140 + € 4.629,60 = € 8.769,60

CASO 2

Se gli stessi 18.000 euro venissero percepiti come royalties, non si avrà la contribuzione INPS in quanto trattasi di somme escluse da qualsiasi obbligo contributivo. Si avrà, invece, solo la tassazione IRPEF che sarà applicata considerando una deduzione forfettaria del 25% (ovvero del 40% se il percettore ha un’età inferiore ai 35 anni). Quindi, saranno detassati ben 18.000 euro, ma….

Canone royalties:

  • Royalties annue percepite € 18.000
  • Imponibile IRPEF € 18.000 decurtato del 25% quindi € 18.000 – € 4.500 (25% di € 18.000) = € 13.500
  • Aliquota IRPEF 23% su € 13.500 € = € 3.105,00
  • INPS = € ZERO
  • Totale da versare = € 3.105,00

COSA SI EVINCE DALL’ESEMPIO CONSIDERATO?

Dall’esempio considerato, si evince che nel primo caso, il totale da versare è pari a € 8.769,60 ( € 4.140,00 + € 4.629,60); nel secondo caso il totale da versare è € 3.105,00. Pertanto si ha un risparmio complessivo di € 5.664,60!

D’altra parte. però, è da considerare che il percipiente non ha una contribuzione previdenziale che, invece, avrebbe nel caso di compenso di collaborazione in gestione separata INPS. Tuttavia, si potrebbe utilizzare tale risparmio per un piano previdenziale complementare che, stando ai risultati, garantisce un montante pensionistico più elevato.

ULTERIORI OSSERVAZIONI

Naturalmente, più cresce il valore delle royalties percepite, maggiore sarà il risparmio fiscale che si avrà. Da non tralasciare che oltre al notevole vantaggio fiscale che la persona fisica ottiene, è previsto un vantaggio anche per la società che sfrutta il marchio.

Questo avviene in quanto le royalties pagate dalla società sono costi deducibili dal reddito e quindi la società potrà risparmiare il 24% dell’IRES. Possiamo quindi affermare che la pianificazione fiscale basata sulle royalties permette un notevole risparmio a livello di imposte, ma bisogna  rispettare alcune regole per evitare problematiche di elusione fiscale. In primo luogo, il marchio deve rispondere a determinati requisiti, ossia:

  • Novità: deve essere unico, non uguale ad altri già registrati;
  • Verità: non deve ingannare il pubblico, in particolare sulla provenienza geografica, sulla natura o sulla qualità dei prodotti o servizi;
  • Capacità Distintiva: deve distinguersi dai marchi degli altri competitors;
  • Liceità: non deve contenere segni contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume.

Infine, oltre al rispetto di tali requisiti, non bisogna tralasciare un ulteriore aspetto molto importante riguardante il  principio di inerenza. Pertanto, in base a tale principio, è necessario dimostrare, in sede di controllo fiscale, che il costo sostenuto per le royalties è un costo inerente la propria attività d’impresa. In altre parole, occorre dimostrare che il marchio è un fattore fondamentale per la propria azienda in quanto attraverso l’utilizzo di esso, si ottiene una maggiore valorizzazione del prodotto oppure un aumento delle vendite.

CONCLUSIONI

Inoltre, è bene puntualizzare che alla concessone del marchio alla società partecipata da parte di uno dei soci o dell’amministratore deve corrispondere una congrua quantificazione della relativa royalty tenuto conto delle spese e delle attività promozionali svolte dalla società proprio per valorizzare il marchio stesso. In sostanza, non è fiscalmente condivisibile, ad esempio, la soluzione di intestare il marchio a posteriori al al socio fondatore (che lo ha di fatto ideato) quanto nel frattempo la società ha sostenuto spese di marketing e partecipato a fiere. E qualora valutabile, è bene determinare la royalty in base ad una perizia di stima in cui considerare l’impatto economico di dette ulteriori spese ed attività.

 

Se sei interessato al licencing del tuo marchio, possiamo occuparci sia della registrazione sia della perizia di stima a base delle trattative per le royalties!

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